IL PORTICO DELLA MADONNA DEL CAMINO
Nel mese di novembre la nostra sezione ha organizzato un incontro con i rappresentanti delle associazioni di Breno, FAI Valle Camonica, Circolo Ghislandi e alla presenza del Sindaco di Breno per trovare una soluzione al degrado e ammaloramento in cui versa il portico della Madonna del Camino sito nel centro di Breno, a pochi passi dalla chiesa di Sant’Antonio.

Biodiversità ed ecosistemi di Valle Camonica – riflessioni

Desideriamo porre una riflessione in quattro punti presentati in ordine di importanza.
PRIMO: come si pone la politica locale nei confronti nella gestione dei Beni Ambientali della
Valle e, a seguito di tale valutazione, riflettere se sia opportuno o meno pensare ad una
nuova forma di governance per il Parco dell’Adamello.
SECONDO: ricognizione circa le diverse forme di protezione degli ambienti naturali in Valle
Camonica e valutazione circa la possibilità di definizione di nuove aree protette e di un
allargamento dei confini del Parco Adamello.
TERZO: a seguito delle definizioni assunte ai punti precedenti, procedere con una valutazione
del ruolo che riveste oggi la Riserva della Biosfera (MAB) Unesco di Valle Camonica – Alto
Sebino.
QUARTO: il Piano Territoriale di Coordinamento del Parco dell’Adamello, il mancato piano
socioeconomico, e alcune riflessioni sulla bulimia pianificatoria di questo territorio (quinta
variante in poco meno di trent’anni dalla approvazione del primo PTC)
Il piano Territoriale di Coordinamento del Parco dell’Adamello, il mancato piano
socioeconomico, e alcune riflessioni sulla bulimia pianificatoria di questo
territorio (quinta variante in poco meno di trent’anni dalla approvazione del
primo PTC)
Non ci aspettiamo gran che dalla nuova Variante Generale al PTC del Parco. Priva di alcuna
visione “ampia” e strategica, si risolverà nella solita ridefinizione di francobolli di area dove
si concentrano alcuni microinteressi territoriali. L’ultimo dei problemi del Parco è il suo PTC.
La sua ridefinizione serve a creare alibi e aspettative senza risolvere né affrontare alcuni
dei problemi del Parco che non stanno nella pianificazione ma, come già illustrato, nella
governance e nella sua collocazione culturale e politica nell’ambito del territorio vallivo. Lo
stesso dicasi per il mancato Piano Socioeconomico del Parco. Il piano socioeconomico che
manca in Valle è quello della Comunità Montana (obbligatorio ma sin ora disatteso. La
bulimia pianificatoria del Parco Adamello (crediamo sia uno dei pochi, se non l’unico Parco
italiano giunto alla quinta variante in poco meno di trent’anni dalla prima approvazione)
evidenzia da sola l’incapacità gestionale e la mancanza di prospettive strategiche di cui è
affetto l’Ente.
Per concludere, la tutela del Parco Adamello e la sua valorizzazione sociale, ambientale ed
economica passano da una serie di azioni e di convinzioni che vanno ben al di là della sterile
polemica legata ai confini. Se si vuole realmente tutelare la Valle, i sui paesaggi, i suoi valori
sociali, etnografici ed economici, bisogna andare ben al di là del solo Parco Adamello:
rilanciare l’area MaB, tutelare li Fiume Oglio, valorizzare le risorse paesaggistiche e naturali
del mosaico di ecosistemi che costituiscono la Valle. Questi sono gli obiettivi da raggiungere
e per i quali vale la pena lavorare, per noi e per il nostro futuro.

Come si pone la politica locale nei confronti della gestione dei Beni Ambientali
della Valle Camonica e, a seguito di tale valutazione, riflettere se sia opportuno
o meno pensare ad una nuova forma di governance per il Parco dell’Adamello.
La decisone, assunta oltre quaranta anni or sono, di affidare la gestione di un’area protetta
quale il Parco dell’Adamello alla Comunità Montana della Valle Camonica, in via teorica, fu
una decisione di grande valore e significato culturale e politico. Con questo atto si affidava
la gestione di una parte importante – quasi un terzo dell’intera superficie della Comunità
Montana – di un territorio ad elevato valore ambientale, paesaggistico, culturale ed
etnologico ad una istituzione territoriale locale che aveva il pregio di essere fortemente
radicata nel territorio, già strutturata sul piano amministrativo e dotata di personale, da
sempre ispirata a forti obiettivi di autonomia territoriale e pertanto ritenuta in grado di poter
esprimere politiche adeguate anche nella tutela e gestione delle risorse naturali. Questi
aspetti furono quelli che indirizzarono le scelte del legislatore regionale, prese in accordo
con i politici locali che all’epoca gestivano il territorio. Sperimentare, allora caso unico in
Italia, l’affido della gestione dei valori ambientali, paesaggistici e culturali di un territorio
definito a Parco direttamente ai rappresentanti delle popolazioni che amministravano quel
territorio, rappresentava una sfida – e in via teorica la rappresenta ancora oggi – e una
scommessa perseguibile, che peraltro avrebbe evitato quelle lungaggini istitutive e
organizzative che da sempre caratterizzano la nascitaa di nuove aree protette: anni e anni
per avere personale, approvare bilanci e regolamenti che consentissero poi di attuare vere
politiche di gestione e di tutela. Sono passati oltre quarant’anni da quel momento e quindi
la prima riflessione che va assunta è la seguente: quella scelta ha ancora ragione di
esistere? Quarant’anni di amministrazione del Parco dell’Adamello affidato alla Comunità
Montana hanno raggiunto gli obiettivi che erano stati posti? Il Parco dell’Adamello,
incardinato dentro la Comunità Montana, ha assunto un ruolo strategico e fondamentale
quale quello che era stato pensato, favorendo lo sviluppo socioeconomico delle popolazioni
pur mantenendo elevato e possibilmente accrescendo il livello di qualità ambientale e di
biodiversità a lui affidato? Crediamo che a questi interrogativi ciascuno dovrebbe rispondere
prima di procedere in altri ragionamenti. La risposta non sarà facile né scontata. Riteniamo
che il Parco dell’Adamello abbia mantenuto elevato il livello di biodiversità del territorio
affidatogli e, pur con qualche sbandamento, abbia saputo valorizzare i beni ambientali e
culturali affidatigli (centinaia di azioni poste a tutela della biodiversità, di sostegno alle attività
di malgari, pastori e rifugisti, di sostegno alla attività turistiche compatibili attraverso
manutenzioni di sentieri, strade forestali, realizzazione di aree di informazione, centri parco,
centri di recupero della fauna selvatica, pubblicazioni scientifiche e divulgative ….).
Riteniamo che dove il Parco non è riuscito a sfondare è proprio nella sua quintessenza
strutturale. Non è riuscito, sia per ragioni sia esogene che endogene, ad affermarsi come
elemento propulsore e dinamico nella visione politica della valle, rimanendo per certi versi
ghettizzato in un ruolo subalterno e marginale rispetto alle altre visioni politiche del territorio.
A questo punto la domanda posta inizialmente a questa riflessione, anche alla luce del
successo del contermine Parco Adamello Brenta (che non può essere assolutamente
ascritto alla sola e presunta “autonomia”), ha una buona ragion d’essere. Vale quindi la pena
pensare ad una nuova forma di governance per il Parco dell’Adamello lombardo che lo
sottragga all’attuale isolamento? Con grande dispiacere ritengo che si, valga la pena
perlomeno discuterne, valutando però attentamente pro e contro, soprattutto alla luce delle
considerazioni che seguiranno.

Ricognizione circa le diverse forme di protezione degli ambienti naturali in Valle
Camonica e valutazione circa la possibilità di definizione di nuove aree protette
e di un allargamento dei confini del Parco Adamello.
In Valle Camonica tra le Aree Protette non c’è solo il Parco Adamello! Il fatto che spesso i
cittadini della Valle se ne dimentichino è conseguenza diretta dell’affidamento del governo
del Parco alla Comunità Montana. L’Adamello è un Parco “nostro” sul quale crediamo di
esercitare un diritto di controllo e di polemica. Ci si dimentica, o quasi, del Parco Nazionale
dello Stelvio, delle Riserve Naturali delle Vall di Sant’Antonio, della Riserva delle incisioni
rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo, della Riserva ERSAF di Valgrigna e dei vari PLIS
che punteggiano la Valle. Versano in condizioni migliori del Parco Adamello? Non suscitano
preoccupazioni? In realtà sono solo Istituzioni sopite e meno appariscenti all’opinione
pubblica, ma ciò è un difetto e non un valore, perché dal punto divista storico, paesaggistico
e naturalistico sono tutti soggetti di enorme pregio. Per “uscire dalla cittadella assediata” del
Parco Adamello e contribuire a sostenere l’intero sistema di Aree Protette, devono essere
messe in atto strategie che possano “fare rete” e contribuire a rafforzare tale sistema che
preso nel suo insieme rappresenta quasi il 60% del territorio dell’intera Valle. Uno territorio
in evidenza è anche quello del Fiume Oglio con le sue principali articolazioni: il Fiume Oglio
è corridoio ecologico primario della Rete Ecologica di Regione Lombardia e come tale
sottoposto ad alcune tutele generali. Rappresenta inoltre la principale innervazione
ecosistemica dell’intero territorio vallivo. Dimenticarsene significa disconoscere la
quintessenza stessa del principale sostegno alla biodiversità dell’intera valle. Per
valorizzare e togliere dall’isolamento da retrobottega il Fiume Oglio, il Parco Adamello ha
inventato la pista ciclabile e il sentiero fluviale dell’Oglio. Qualche tratto di pista ciclabile
c’era già, tratti che spesso iniziavano e finivano nel nulla, senza alcuna visione né coerenza
territoriale di grande respiro. Questi tratti sono stati pazientemente ricuciti, completati, resi
dignitosi, ma soprattutto hanno rappresentato un baluardo a difesa delle rive del fiume, che
non poteva più essere abbandonato alle cave da rapina, alle scorribande di motociclisti, di
bracconieri, di scaricatori abusivi di inerti e immondizie, di tagliatori di alberi e agricoltori da
rapina. Sorge spontanea a questo punto una ulteriore domanda: ha senso pensare di
allargare i confini del Parco Adamello, anziché ridurli, sino ad andare a comprendere la val
Grigna, la Riserva di Ceto, Cimbergo e Paspardo e, soprattutto nell’ottica di un Ente a sé
stante e non più dipendente dalla Comunità Montana, allargando l’occhio anche al Maniva
e alla propaggini settentrionali delle Valli Trompia e Sabbia? E ancora, ha senso in tale ottica
riprendere a parlare di “Parco delle Dolomiti Camune”, PLIS che era fortemente voluto da
alcune amministrazioni locali (Darfo Boario in testa) e che, se attuato andrebbe a colmare
un vuoto di gestione sul versante orografico destro della Valle Camonica? Ed infine,
possiamo, vogliamo, riprendere il grande sogno di PEACE, il Parco Europeo delle Alpi
CEntrali che costituirebbe un unicum in Europa spaziando dalla Svizzera al lago di Garda e
dall’Austria al Brenta? Oggi gli strumenti UE di cooperazione transfrontaliera ci sono e
recano indubbi benefici culturali, ambientali ed anche economici ai territori che vogliono
cimentarsi nell’impresa. Vale la pena almeno rifletterci?

A seguito delle definizioni assunte ai punti precedenti, procedere con una
valutazione del ruolo che riveste oggi, se ancora ne riveste uno, la Riserva della
Biosfera (MAB) Unesco di Valle Camonica – Alto Sebino.
Le risposte date ai punti precedenti pongono un nuovo quesito: ha ancora senso continuare
a sostenere la Riserva della Biosfera MAB dell’Unesco di cui la Valle Camonica può
fregiarsi? Arrivare a definire Riserva della Biosfera l’intera Valle Camonica e l’Alto Sebino è
stata un’operazione complessa e faticosa che ha attraversato i Ministeri italiani la diplomazia
internazionale fino a giungere al Consiglio Mondiale dell’Unesco. Tutto l’enorme lavoro
sviluppato dal Parco e dai suoi tecnici sottintendeva ad un solo aspetto: prendere atto
dell’enorme importanza dal punto di vista biologico, naturalistico, culturale, paesistico ma
anche sociale ed economico, dell’intero territorio vallivo “geografico” (comprendente i
Comuni dell’Alto Sebino bergamasco e bresciano) e rilanciarlo in un’ottica di valorizzazione
internazionale. A chiunque abbia seguito ed inteso i punti precedenti non sfuggirà che anche
tale riconoscimento ha tentato di dare una visione unitaria e di insieme agli ecosistemi
camuni, ponendo al centro dei ragionamenti non le singole entità amministrative o i singoli
ecosistemi, ma l’intera rete della bioregione del Fiume Oglio prelacuale. Sostenere e
valorizzare la Riserva della Biosfera fa ricadere automaticamente i benefici indotti sull’intero
sistema di Valle. Tantopiù che le aree MAB hanno un riferimento funzionale direttamente nel
Ministero dell’Ambiente e nello Stato italiano, baipassando la stessa Regione Lombardia.
Una risposta alla domanda precedentemente posta è propedeutica a tutte le valutazioni
d’insieme che ruotano attorno al futuro del Parco Adamello.
Riperimetrazione del Parco Adamello e caso
Centralina Valle Adamè: un attacco politico all’area protetta.
Una manovra coordinata che minaccia il cuore del Parco

Il 28 luglio 2025 l’Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica arà
chiamata a votare nuove Linee di indirizzo che includono la riperimetrazione del
Parco Regionale dell’Adamello, nonostante ripetuti impegni politici a non riaprire il
dossier. In parallelo, in Regione Lombardia la Lega ha depositato l’Ordine del
Giorno n. 1483 al progetto di legge di assestamento di bilancio (PDL 125) che –
sotto la veste di un “tavolo permanente per la governance” – prevede testualmente
la “ridefinizione dei confini di un parco” per adeguarli alle “zone con elevata
incidenza antropica”.
Questi due atti, temporaneamente e politicamente sincronizzati, costituiscono un
attacco senza precedenti all’integrità del Parco e aprono la strada a futuri
arretramenti delle tutele, indebolendo un presidio fondamentale per la biodiversità
alpina.
Il precedente che svaluta il Parco: la centralina idroelettrica di Valle Adamè
La volontà di ridurre i confini cade in un momento già critico: il “caso Baita Adamè”.
Nel 2022 è stata autorizzata in alta quota una centralina idroelettrica (2.100 m slm)
con prescrizioni puntuali che vietavano nuovi manufatti e imponevano l’interramento
delle tubazioni; prescrizioni tuttavia disattese. Nell’area, le Norme Tecniche del
Piano Territoriale vietano nuovi impianti idroelettrici, ma non è stata eseguita
alcuna Valutazione d’Incidenza (VINCA), escludendo cittadini e associazioni
dall’iter autorizzativo – una violazione palese delle direttive UE.
Le difformità costruttive accertate (muri in calcestruzzo con massi inglobati,
arginature non previste, mancanza di idrometria sul deflusso minimo vitale)
dimostrano come l’assenza di controlli e il depotenziamento degli uffici tecnici
spalanchino la porta a interventi che erodono progressivamente il valore
naturalistico del Parco.

PERCHE’ LA RIPERIMETRAZIONE E’ PERICOLOSA
Il Parco Regionale dell’Adamello è una grande coperta che custodisce gli elementi
più preziosi del territorio (fiumi limpidissimi, boschi maturi, praterie d’alta quota e la
fauna alpina) offrendo al contempo un marchio di qualità che rende appetibili
turismo, prodotti tipici e investimenti verdi. Se oggi si “accorcia” quella coperta
spostando i confini per eliminare le zone già urbanizzate o infrastrutturate, non si
protegge di più ciò che resta: al contrario, sfilandole dalle regole ambientali più
rigorose le si espone a inquinamento, cementificazione e consumo di suolo che
inevitabilmente si ripercuotono anche su chi vive e lavora poco più a valle. Si crea
inoltre un precedente pericoloso: se un’area può uscire dal Parco perché “troppo
antropizzata”, domani una valle semi‑naturale o un pascolo alpino potrebbero subire
la stessa sorte, svuotando passo dopo passo la credibilità del marchio “area
protetta” che oggi attira visitatori di qualità, fondi europei e aziende attive nella
green economy. A lungo andare ne risente anche lo sviluppo economico sano:
agricoltura di montagna, rifugi, guide alpine, enogastronomia e tanto altro dipendono
da paesaggi integri e da una natura in buona salute, un vantaggio competitivo che
non si ricompra asfaltando o costruendo capannoni. Infine, l’economia liberata
rischia di pagare il conto più salato: boschi e torbiere che oggi assorbono CO₂,
mitigano piene e frane e filtrano l’acqua saranno sostituiti da opere di contenimento,
argini e assicurazioni contro i danni, spese che graveranno comunque su bilanci
pubblici e privati. In sostanza, ridefinire i confini per tagliare via le aree antropizzate
pare una scorciatoia, ma svilisce insieme natura, imprese e comunità locali, proprio
quelle che più traggono beneficio da un Parco integro e credibile.
Ridisegnare i confini oggi significa:
- Legittimare a posteriori interventi già irregolari, come la centralina,
trasformando eccezioni in precedenti; - Tagliare fuori dai vincoli di tutela aree ad alta naturalità, aumentando la
frammentazione degli habitat; - Indebolire la coerenza della Rete Natura 2000 e violare gli impegni delle
Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (2009/147/CE), oltre che gli obiettivi
vincolanti fissati dalla nuova Nature Restoration Law che chiede di
ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030.
Le nostre richieste urgenti
● Ritiro immediato della proposta di riperimetrazione in Assemblea e del punto
d) dell’ODG 1483 che la riprende a livello regionale, ed eventualmente
coinvolgimento delle associazioni di protezione ambientale al Tavolo
permanente di confronto;
● Nomina di un Direttore del Parco con pieni poteri tecnici e potenziamento
dell’organico per i controlli;
● Annullamento immediato delle autorizzazioni della centralina di Valle Adamè
e avvio di una Valutazione di Incidenza retroattiva indipendente per
definire le misure correttive, fino anche alla totale rimozione dell’impianto e
al ripristino dei luoghi;
● Trasparenza totale: pubblicazione online di tutti gli atti relativi a opere,
concessioni e piani di gestione.
Conferenza stampa urgente
Il Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello ha organizzato una conferenza
stampa urgente per venerdì 25 luglio, alle ore 11:00, presso l’Auditorium Mazzoli
(Piazza Filippo Tassara, 3, 25043 Breno BS).
Durante la conferenza sarà presentata la relazione tecnico‑ambientale sull’opera
“Idro Baita Adamè” aggiornata (luglio 2025) con mappe, fotografie e cronologia
dettagliata delle violazioni.

CONTATTI STAMPA
Veronica Vismara
vismaraveronica1@gmail.com
(+39) 349 6228845
Il Comitato in Difesa del Parco Regionale dell’Adamello.
